{"id":5429,"date":"2025-10-10T17:47:20","date_gmt":"2025-10-10T15:47:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.msvvf.it\/?p=5429"},"modified":"2025-10-25T11:45:25","modified_gmt":"2025-10-25T09:45:25","slug":"articolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.msvvf.it\/?p=5429","title":{"rendered":"Social"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"5429\" class=\"elementor elementor-5429\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-6a4a6c21 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"6a4a6c21\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-36eb536 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"36eb536\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Grazie a Instagram e TikTok, la nostra vita quotidiana sui social, fatta di selfie e contenuti virali, si \u00e8 mescolata agli orrori della guerra. \u00c8 questo il paradosso dell\u2019era digitale.<\/p>\n<p><!-- \/wp:paragraph --><!-- wp:paragraph --><\/p>\n<p>Un esempio lampante di questa nuova tendenza \u00e8 ci\u00f2 che sta accadendo attualmente in Medio Oriente. Infatti, come mai prima d\u2019ora, oggi i social media sono diventati una vera e propria finestra sul mondo e, dunque, anche sui conflitti globali. Tutto ha avuto inizio con le immagini dell&#8217;assalto di Hamas al Nova Music Festival, tenutosi nei pressi del Kibbutz di Reim, vicino al confine con la Striscia di Gaza. In quell&#8217;occasione, migliaia di giovani provenienti da tutto il mondo si erano riuniti per ballare musica elettronica in occasione della festa ebraica del Sukkot.<\/p>\n<p><!-- \/wp:paragraph --><!-- wp:paragraph --><\/p>\n<p>Gi\u00e0 dalle prime luci dell\u2019alba del 7 ottobre 2023, per\u00f2, alle immagini idilliache del rave si erano presto sostituite prima le immagini dell\u2019assalto e delle violenze dei miliziani jihadisti, poi il giorno successivo le scene di citt\u00e0 ridotte in macerie e di vite spezzate, a causa della controffensiva dell&#8217;esercito israeliano. Nella striscia di Gaza \u2013 un luogo per definizione chiuso e con pochissimi contatti con l\u2019esterno &#8211; sono stati soprattutto i giovani reporter freelance palestinesi &#8211; che si sono formati grazie agli accordi di cooperazione internazionale che hanno finanziato numerosi progetti di formazione per giovani giornalisti a dare voce alle vittime di questo massacro.<\/p>\n<p><!-- \/wp:paragraph --><!-- wp:heading {\"level\":3} --><\/p>\n<h3 class=\"wp-block-heading\">I giovani sui social stanno cambiando la nostra percezione della guerra<\/h3>\n<p><!-- \/wp:heading --><!-- wp:paragraph --><\/p>\n<p>\u00c8 infatti grazie al lavoro di una manciata di ragazzi under 30, come lo sono Moataz al-Azayza e Bisan Owda, due dei tanti giovani reporter da Gaza, diventati veri e propri protagonisti di questo conflitto, che negli ultimi mesi le tragiche immagini di questo conflitto sono entrate direttamente nelle nostre case.<\/p>\n<p><!-- \/wp:paragraph --><!-- wp:paragraph --><\/p>\n<p>Se questo fenomeno aveva fatto la sua prima comparsa con i giovani ucraini che nelle prime settimane dell\u2019attacco russo avevano iniziato ad utilizzare i social per raccontare con dei video-blog le loro giornate dai bunker in cui avevano trovato riparo, \u00e8 proprio grazie a queste testimonianze dalla Striscia che abbiamo iniziato a sperimentare una realt\u00e0 fatta di contrasti e a dare un volto agli orrori del conflitto.<br \/>Si sa, la guerra oggi non \u00e8 pi\u00f9 confinata al campo di battaglia fisico, ma si combatte anche nell&#8217;arena digitale. Se dal punto di vista bellico, i <em>cyberwarfare <\/em>e <em>fake news<\/em> sono diventati strumenti altrettanto strategici delle armi tradizionali, il digitale ha plasmato anche uno spazio inedito per il dialogo e l&#8217;attivismo, portando con s\u00e9 una nuova forma di informazione: quella fatta e diffusa attraverso i social media.<\/p>\n<p><!-- \/wp:paragraph --><!-- wp:paragraph --><\/p>\n<p>\u00c8 grazie a questi canali che giornalisti e attivisti hanno trovato un modo di \u201cbypassare\u201d i tradizionali canali mediatici, cos\u00ec da condividere informazioni e storie senza filtri e mediazioni. Ci\u00f2 ha dato spazio a una maggiore diversit\u00e0 di voci e prospettive, dando voce alle vittime e alla<br \/>popolazione colpita dalla guerra.<\/p>\n<p><!-- \/wp:paragraph --><!-- wp:heading {\"level\":3} --><\/p>\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Come funzionano i social e la loro efficacia a Gaza<\/h3>\n<p><!-- \/wp:heading --><!-- wp:paragraph --><\/p>\n<p>I social offrono oggi uno \u201csguardo intimo\u201d sui costi umani della guerra dal punto di vista delle persone che la vivono. \u00c8 infatti attraverso questi canali che questi giovani stanno raccontando la loro quotidianit\u00e0 sotto le bombe e le difficolt\u00e0 della vita nei campi profughi di Rafah.<\/p>\n<p><!-- \/wp:paragraph --><!-- wp:paragraph --><\/p>\n<p>Vedere la guerra direttamente attraverso questi canali cambia il modo in cui le persone la percepiscono. Non \u00e8 retorica ma un effetto delle infinite possibilit\u00e0 offerte dai social: la tipologia di ripresa a mo\u2019 di selfie, con la telecamera spesso puntata verso s\u00e9 stessi, la frequenza con cui ci si imbatte con tali contenuti sui social e la connessione immediata che si crea tra questi creator in guerra e gli utenti sui social che scorrono le loro storie e guardano i loro reel \u2013 in privato e senza mediazioni \u2013 ne amplifica l\u2019impatto.<\/p>\n<p><!-- \/wp:paragraph --><!-- wp:paragraph --><\/p>\n<p>Grazie ai social, le persone possono sperimentare in modalit\u00e0 diretta la realt\u00e0 dei conflitti e delle tragedie umane. Lo fanno attraverso le storie, i video e le trasmissioni di contenuti in modalit\u00e0 live-streaming.<br \/>Questo accesso diretto e intimo alle storie delle persone coinvolte nella guerra genera empatia e consapevolezza nel pubblico (che \u00e8 principalmente giovane), spingendo a una maggiore comprensione della complessit\u00e0 e delle conseguenze dei conflitti.<\/p>\n<p><!-- \/wp:paragraph --><!-- wp:heading {\"level\":3} --><\/p>\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Semplici spettatori o persone consapevoli?<\/h3>\n<p><!-- \/wp:heading --><!-- wp:paragraph --><\/p>\n<p>Il rischio di questo fenomeno \u00e8 per\u00f2 il cosiddetto voyeurismo di guerra, un pubblico di spettatori che usufruisce di questo tipo di contenuti sen-<br \/>za per\u00f2 partecipare mai all\u2019azione, che ne gode in modo solitario, rimanendone al di fuori. Ma la viralit\u00e0 di questi contenuti che in pochi giorni hanno registrato milioni di visualizzazioni, cos\u00ec come il numero crescente di utenti che hanno deciso di attivarsi in prima persona pubblicando loro stessi contenuti sui social per puntare i riflettori su Gaza o per condividere link a raccolte fondi in aiuto alla popolazione palestinese fanno per\u00f2 ipotizzare il contrario. La speranza \u00e8 che<br \/>questa crescente attenzione globale, manifestata attraverso numerosi e partecipati eventi di protesta nelle principali citt\u00e0 del mondo per chiedere un cessate il fuoco immediato nella Striscia, possa effettivamente favorire una maggiore comprensione della complessit\u00e0 e delle conseguenze dei conflitti, nonch\u00e9 promuovere prospettive future di pace. Soprattutto in quest\u2019epoca storica, caratterizzata da crescenti tensioni che minacciano gli equilibri dei rapporti internazionali.<\/p>\n<p><!-- \/wp:paragraph --><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Grazie a Instagram e TikTok, la nostra vita quotidiana sui social, fatta di selfie e contenuti virali, si&hellip;","protected":false},"author":5,"featured_media":3599,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"csco_display_header_overlay":false,"csco_singular_sidebar":"","csco_page_header_type":"","csco_page_load_nextpost":"","csco_post_video_location":[],"csco_post_video_location_hash":"","csco_post_video_url":"","csco_post_video_bg_start_time":0,"csco_post_video_bg_end_time":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[93],"tags":[],"class_list":{"0":"post-5429","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-social-media","8":"cs-entry","9":"cs-video-wrap"},"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.msvvf.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Progetto-senza-titolo-1.png?fit=1080%2C1350&ssl=1","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.msvvf.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5429","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.msvvf.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.msvvf.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.msvvf.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.msvvf.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5429"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.msvvf.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5429\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5452,"href":"https:\/\/www.msvvf.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5429\/revisions\/5452"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.msvvf.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/3599"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.msvvf.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5429"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.msvvf.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5429"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.msvvf.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5429"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}