I “fumetti” sono figli minori delle narrazioni su marmo e dei pittogrammi dell’antichità, di cui la Colonna Traiana di Roma è uno straordinario esempio, con i suoi duecento metri di trionfi “illustrati” dell’imperatore Traiano. Le immagini permettevano di raggiungere la numerosissima parte della popolazione analfabeta e non acculturata. 

La narrazione per immagini è sempre stata efficace e in grado di superare le difficoltà di comunicazione linguistica; si diffuse tra i cantastorie dialettali e gli artisti di strada, molto presenti in Sicilia, che utilizzavano come base della parte orale del racconto un telo o un tabellone dipinto che rappresentava le varie scene cantate, spesso crimini efferati, argomenti religiosi o storie tradizionali dei paladini carolingi. In epoca moderna tale efficacia e stata sfruttata perfino per la realizzazione di manuali di istruzione per l’assemblaggio di apparecchiature o di elementi di arredo. 

Approdati in Italia con l’appellativo di giornaletti, albi, storie o romanzi a fumetti, i fumetti traevano il loro nome dalla nuvoletta presente nell’immagine per inserire il testo e per far “parlare” i protagonisti. Il termine è ormai esteso a tutta la narrazione per immagini, anche se priva di testo. 

Oggi il fumetto ha assunto l’importanza di “letteratura disegnata” (Hugo Pratt), “arte sequenziale” (Will Eisner) ed è stato innalzato a “nona arte” (Claude Beylie).

I fumetti dei Vigili del Fuoco sono stati sviluppati come letteratura per ragazzi ma costituiscono molto spesso una forma semplificata di saggistica. 

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