Il 2 giugno del 1932 con un treno speciale proveniente da Nizza furono trasportati a Roma i resti di Anita Garibaldi (Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva), nata a Laguna, in Brasile il 30 agosto 1821.
Di Anita oggi quattro agosto 2019 ricorre la morte avvenuta 170 anni fa, alle ore 19,45 di sabato 4 agosto 1849, alla fattoria Guiccioli, a Mandriole, sul vecchio corso del fiume Lamone, tra Comacchio e Ravenna.

La cassa, avvolta nello stesso tricolore che aveva accompagnato le spoglie di Giuseppe Mazzini, fu adagiata su un autocarro dei Pompieri, unico mezzo a motore di tutto il lunghissimo corteo che, a passo d’uomo e tra due ali di folla, trasportò il feretro nella sua definitiva collocazione sul Gianicolo.
Due giorni dopo, il 4 giugno 1932, furono sempre i Vigili, alla presenza della famiglia reale, a rimuovere l’enorme vessillo tricolore che copriva la bellissima statua equestre, opera dello scultore Mario Rutelli (bisnonno del politico Francesco Rutelli), inaugurata dalla regina Elena del Montenegro.

Il 20 settembre 1935 un picchetto dei Vigili, in ricordo di questi eventi, partecipò, in uniforme di rappresentanza, alle celebrazioni per il centenario della guerra dei Farrapos (degli straccioni) che il governo Brasiliano volle ricordare con una targa in bronzo posta sulla tomba di Anita Garibaldi.
La squadra era composta dai brigadieri Orazio Conforte e Paolo Pannucci e dai vigili Romualdo Pellegrini, Silvio Cipriani e Grottarelli.

Il monumento di Anita “a cavallo rampante” forse unico caso di questo tipo di statua dedicata ad una donna. Nel basamento, che ne costituisce la tomba, sono conservati i resti mortali
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